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lunedì, 05 settembre 2005

CIAO TURIDDU

  

E’ mancato Turiddu Davòli, papà di Filippo.
Turiddu era uomo umanissimo e simpatico: la sua battuta era fulminea, spiritosa, portatrice di quell’umore positivo che viene dalla succosa terra di Carpi.
Non voglio dire di più: io, che l’ho scoperto in tempo recenti, l’ho subito amato come fosse mio papà, e lo lo rammento adesso con infinita dolcezza, con il rimpianto di non averlo conosciuto prima.
Ciao, Turiddu.
Siamo tutti con te!
Tuo Gianfri

Padre dei miei muscoli,
padre di come frolla il sangue,
di come assente sei
quando ti cerco; padre, mio
delatore, mio perimetro,
monte di boschi cedui;
ogniqualvolta penso
alla tua dismisura,
al senso olimpico dei ghiacci,
io mi ritrovo in te
e condivido fibre, onte,
pensieri e vilipendi.

E quando non ci sei,
sono io che non ci sono al mondo.

Dedicata a Turiddu, a tutti i padri di questo mondo: al mio.

 

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postato da: nestore22 alle ore 16:58 | link | commenti (5)
categorie: note di varia umanit

sabato, 03 settembre 2005

LO SPALLICCI ALLE ULTIME BATTUTE

  

        La diciottesima edizione del Premio Spallicci sta virando verso la conclusione: tra qualche giorno la giuria si riunirà per eleggere i vincitori. Nonostante lo spostamento delle date di scadenza e di premiazione, anticipate di oltre un mese rispetto agli anni precedenti, l’afflusso dei partecipanti non ha subito flessioni; il numero degli autori che hanno deciso di “esserci, al 31 agosto” contava le cinquecento unità. La provenienza degli elaborati è stata omogenea; tutte le regioni italiane, infatti, hanno dato un contributo notevole. Una preponderanza, comunque, è da accreditarsi a Napoli e alla Campania tutta. Ma, come ogni anno, la Lombardia, l’Emilia-Romagna, il Veneto, il Piemonte, la Toscana e la Liguria sono state presenti in modo significativo.
Per quanto riguarda la sezione Editi, i libri provenienti dalle case editrici hanno raggiunto le cento unità: numerose le presenze di etichette e di autori prestigiosi, sia a livello medio/piccolo sia a livello grande.
Dopo la riunione della giuria, la segreteria dello Spallicci darà notizia dei risultati anche in questo blog.
Allora diremo convinti: “vinca il migliore!”

Gianfranco

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postato da: nestore22 alle ore 13:04 | link | commenti
categorie: poesia, appuntamenti

martedì, 30 agosto 2005

IL FILM DELLA SETTIMANA

  

 Lasciamo parlare il grande Morandini a proposito di un film cult che solo negli Stati Uniti ha incassato, dal 2001 in poi, ben duecentocinquantuno milioni di dollari, si tratta di Monsters & Co.”, del regista Pete Docter.

 MONSTERS & Co.(Monster & Co.) – USA – di Pete Docter.
“Esistono ‘ “babau”, i multiformi mostri che agitano le fantasie diurne e notturne dei bambini? Sì, ma sono alieni di una dimensione parallela del nostro universo che svolgono il benemerito lavoro di procacciatori di energia per il loro mondo spaventando i bambini del nostro pianeta e catturando le onde emotivo-sonore da loro emesse. Il pericolo è il loro mestiere perché sono convinti che il contatto con i terrestri provochi un contagio letale. Nulla è più come prima della notte in cui la piccola Boo riesce a intrufolarsi nel loro mondo seminando il panico. La Pixar colpisce ancora (nel segno). Dopo Toy Story (1996), il fondatore John Lasseter si concentra sulla produzione –affidando la regia al pupillo P. Docter (1970) e la sceneggiatura ai rodati Robert L. Baird e Dan Gerson –e supera sé stesso con una favola che sfiora i vertici dell’immaginazione, si avvale di personaggi ironicamente divertenti, parodia gustosamente la retorica eroico-patriottica del cinema americano, si dipana con ritmo incalzante ed esorcizza le paure infantili, insegnando che il conflitto può essere sostituito dalla collaborazione non appena si comprendono  e si accettino i diversi, senza però far credere che siano tutti buoni. Il tutto ruota intorno a un’idea visionaria che fonde il genio letterario di Borges e l’estro pittorico di Magritte: milioni di porte con tanto di intelaiatura che scorrono appese a nastri trasportatori e che mettono in comunicazione il mondo dei mostri con tutte le camere da letto dei bambini in ogni luogo della Terra.  Giudizio: Critica **** Pubblico °°°°° – Anim. – 92’ “

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postato da: nestore22 alle ore 12:44 | link | commenti (5)
categorie: cinema costume e societ

giovedì, 25 agosto 2005

CAMBI DI STAGIONE

  

  Sotto l’influsso di una colonna sonora che qualche mio amico definisce un po’ monotona, ma che invece a me incute una levità adamantina e il senso del tempo che va, vedo trasformare il mio corpo in un nucleo d’autunno. Il CD qui ricordato s’intitola “I Giorni” ed è eseguito e composto dall’ancor giovane pianista Ludovico Einaudi. Il tempo si è, tramite queste note, rivoltato su se stesso e compie rivoluzioni più elaborate rispetto alla stagione precedente. Il giorno si accorcia, la luce è finalmente netta, senza l’umidità che prima la sporcava. Dal mio punto di vista è come se vivessi dentro una primavera alla rovescia, dove è possibile sperare nella nascita di frutti simili a quelli di aprile. I nuovi frutti però saranno le foglie quando, ormai gialle, riterranno nel loro color giallo acceso, tutto il Sole antico dell’estate, riuscendo in tal modo a trasformare l’atmosfera mediterranea in una sorta di aria da Estremo Oriente, ricca di pizzi e di elaborazioni tessutali da “Ultimo imperatore” di Bertolucci.
Vive in me, ma credo che il dato sia da registrare come “oggettivo”, una consapevolezza dell’ “imminente” decadenza floreale; nell’attimo dell’impossibile morte delle “cose” avremo foglie ormai decomposte sul selciato di un marciapiede battuto dalla pioggia.

La vita, ancora una volta, ci avrà lasciato.

By Gianfranco

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postato da: nestore22 alle ore 11:43 | link | commenti (9)
categorie: riflessioni

sabato, 20 agosto 2005

ESTIVE E MALDESTRE RIFLESSIONI

  
 Domenico Fetti  -(Roma, 1589-Venezia 1623) – “Malinconia” – Olio su tela, 156×15 cm. – Catania, Museo Civico Castel Ursino.

La malinconia ha definizioni “antiche” e modernissime, al tempo stesso: le prime derivano dal significato esatto del nome, ( “Mélas cholé”, ovvero nera – atra – bile ippocratica, termine medico che precede nel tempo quello di depressione), le seconde invece prendono spunto dalla psichiatria e parlano infatti di vero e proprio “male dell’animo”,  – un’autentica esperienza psicopatologica, diversa dal tenore della quotidianità umana -.

Per questa breve riflessione mi piacerebbe però abbandonare i due punti di vista succitati ed entrare invece nel campo soggettivo, inesatto e creativo, della malinconia intesa dal poeta. Tralasciamo quindi lo studio degli “umori” in eccesso nell’organismo dell’uomo e gli scandagli psicologici  dell’ultimo secolo, per addentrandoci invece nella selva delle immagini del profeta e del sensitivo.

La malinconia, mi verrebbe da dire, non è l’opposta posizione dell’euforia, ma è un qualcosa di indipendente dalle altre fonti energetiche che attengono all’umano. Essa (la malinconia) è letargo mentale di situazione “concava” che conduce l’uomo a distendere le membra e mettersi in posizione di ascolto delle proprie stimolazioni ipodinamiche, rivolte queste più al passato che al futuro/presente, più a ciò che “poteva essere” e che invece non è stato. Ovvio è il considerare la malinconia come “cosa” diversa dalla tristezza e dalla nostalgia, anche se quest’ultima è sua parte necessaria. L’essere malinconici, dal punto di vista del poeta, è avvicinarsi ad uno stato di “sopportabile e naturalissima sofferenza”. Da una simile “cuccia” esistenziale si esce allo scoperto con messaggi retorici, fortemente staccati dal linguaggio comune. Le verità dette nel “verso” sembrano insondabili, eppure di disarmante semplicità. L’autore potrebbe espletare, di questo suo adagiamento concavo, una riformulazione positiva del mondo, entro la quale lo struggimento, l’astenia e l’arrendersi a sé altro non sono che creazioni di forme estetiche e misure autentiche di auto-dolore terapeutico.

Cosa c’è di male nello scardinamento delle definizioni, antiche e moderne, di questo nostra eterno “sentirsi”?

Un poeta potrebbe concludere dicendo: la malinconia è come Dio: ci pare d’essere lì lì per afferrarne il senso, ma poi quella ci scappa dalle mani, lasciandoci con le pive nel sacco.

Gianfranco

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postato da: nestore22 alle ore 22:46 | link | commenti (12)
categorie: riflessioni

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