Caserza, classicità in versi furibondi,

recensione di Alessandra Pacelli.

Articolo apparso sul quotidiano Il Mattino

“Strappi di vita a primavera” sono quelli che Guido Caserza racconta in Masoniti (L’arcolaio, pgg. 137, euro 13), sfilacciamenti del vivere che come in un’epica del quotidiano perpetuano classicità di visioni: il topos della notte (“al calar della notte / una nebbia nera con dentro un latrato”), la morte come presa di coscienza (“Morto in un metro quadro / al peggio abituato / col pretesto di vivere / il giogo paterno da spezzare (“il peso del suo / riflesso sui vetri”), le radici che affossano (“Spaventosa stirpe, la casa / si allarga a dismisura, costruita / con pietra scura”), fino al simbolo leopardiano per eccellenza (“Cerca al contrario il senso della ginestra”). Caserza ci sa fare con le parole: la rigira come occorre, le piega e le ‘slimina’, facendone narrazione, sguardi “con gli occhi prestigiati nella polvere”. Eppure la sua è una scrittura furibonda, densa di rabbia, compressa e camuffata nel dire colto, proprio come la fibra di legno pressato della masonite del titolo. Furibondo è il pensiero-bestia che l’autore viene al guinzaglio, addomesticato finché lo si mostra in pubblico ma feroce nella cattività forzata. E l’io poetico, come dice in prefazione Marco berisso “in questi anni così cupi, continua a perseguire.

Alessandra Pacelli