DISCORSO A DUE di Luciano Neri, Edizioni L’arcolaio,

casa editrice dell’amico Gianfranco Fabbri.

Luciano Neri (1970) vive a Genova, dove lavora come insegnante. Ha pubblicato “Dal cuore di Daguerre” (Gazebo, 2001), con prefazione di Mariella Bettarini; “La spedizione del controtempo” (in “Nono quaderno italiano di poesia contemporanea”, Marcos y Marcos, 2007), a cura di Franco Buffoni e con introduzione al testo di Fabio Pusterla; “Lettere nomadi” (Puntoacapo, 2010), con postfazione di Tiziano Pacchiarotti. Suoi testi poetici sono stati pubblicati, in questi anni, sulle principali riviste italiane di poesia. Ha ideato e curato, inoltre, cinque edizioni di “Succursale mare” (spazio periferico permanente), rassegna di approfondimenti culturali e di incontro tra le arti e le forme di scrittura. Edito nella bella collana “phi“, diretta da Gianluca Gianluca D’Andrea e Diego Conticello, ecco come appunto l’amico D’Andrea introduce il volumetto: “Discorso a due di Luciano Neri è un libro maturo e necessario: maturo perché la matrice ‘relazionale’ che lo contraddistingue sul piano tematico ha raggiunto un alto grado di accessibilità; necessario perché riesce nella difficile operazione di coagulare una materia concettuale densa in un apparato formale lucido e che non si lascia mai andare a derive di senso. Il tentativo di ricomporre il dialogo tra mondo e individuo sembra trovare un riscatto nel tempo, a questo punto assoluto, di ogni tragitto umano. Come l’autore ci ricorda proprio nell’esordio della raccolta, la dimensione umana è un’andatura senza peso, un’illusione metafisica che, però, nasce solo dal confronto e dalla trasformazione ‘presente / del passato’, nel cammino non lineare e non ripetibile che solo ‘crea’ le nostre esistenze”. Innegabilmente la collana “phi” de L’arcolaio continua a regalarci delle vere e proprie “prelibatezze” letterarie.

GIAN RUGGERO MANZONI

Alcuni testi tratti dal volume:

Può sembrare l’anestesia

di un moribondo questa lista

del dispendio d’amore.

All’ora di cena il volto

sparecchiato dalla fame

e la carne messa a cuocere

al fuoco lento della perdita –

 

senza nutrimento

quell’andatura senza peso

dalle ombre che emana

dimentica i resti dei morti

in bocca ai vivi –

 

invece è la vita di uno

trasformato dal presente

del passato, si è estinta

e ha ritrovato l’infanzia

al giudizio mortale del caso –

 

senza giudicare

**

Dalla sezione: “Fino al respiro dell’altro affamato

 

Piazza Lavagna

Quel padre era la legge

del desiderio nell’amore

che ti mancava.

Il figlio che non volevi

e ti girava intorno

era il sintomo scomodo

di un viaggiatore nomade

incapace di sedersi

(e di stare)

alla tavola dei convitati.

Tu già eri nell’altro

e il nomade preda

nel possesso d’amore

svaniva dalla carne

al fantasma il suo posto

rimaneva vuoto

in nessun luogo la sedia

**

Dalla sezione: Chi parla (esule e inerme)

Parole a morsi

in un buio

intramontabile

una bocca muta

le cose appese

filamento che tiene

 

Quello,

l’ospite invitato

nel rovescio dell’immagine

 

quello,

lingua e occhi

pronti – nel fiume –

a gettarsi –

 

del soliloquio