UNA RECENSIONE DI GRAZIA CALANNA PUBBLICATA

SUL GIORNALE “LA SICILIA”,

RIDENTI E FUGGITIVI

 

«Credo in coscienza che la migliore critica sia quella che riesce dilettevole e poetica; non una critica fredda e algebrica, che, col pretesto di tutto spiegare, non sente né odio né amore, e si spoglia deliberatamente da ogni traccia di temperamento; ma, riflessa dall’occhio di un artista, quella che ci farà vedere un quadro attraverso lo specchio di uno spirito intelligente e sensibile, se è vero che un bel quadro è la natura riflessa». Oltreché attualissimo, troviamo calzante il pensiero di Baudelaire per invitarvi alla lettura di “Postille (tempi, luoghi e modi del contatto)”, eccellente libro a cura del poeta e critico letterario messinese Gianluca D’Andrea, edito da L’arcolaio, diretta da Gianfranco Fabbri e Fabio Michieli, «Strutturate attorno ai tre concetti di tempo, luogo e modo, le “postille”  – chiarisce Fabio Pusterla nella prefazione –, offrono al lettore quarantadue autori, ciascuno rappresentato con una, o più raramente due poesie (e nel caso degli stranieri, con la doppia partita di testo originale e testo traduzione); e di ciascuna poesia D’Andrea cerca di suggerire una chiave di lettura che non è esattamente di matrice stilistica, o filologica, ma che rientra in un suo non esplicitamente dichiarato ma ben presente in filigrana orientamento filosofico – poetico, […] da cui si potrà almeno estrarre, come un minerale in bella evidenza, la coscienza di porsi dopo il Novecento, e di guardare pertanto alla grande tradizione che le “Postille” evocano in un modo assai particolare. In un modo, si potrebbe dire, postumo: termine che suggerisce subito un ulteriore sovrasenso del titolo». De Angelis, Magrelli, Galluccio, Alziati, Buffoni, Heaney, Stevens, Villa, Zanzotto, Mandel’ stam, Orengo, Cacciatore, Simic, Auden, Cattafi, Pusterla, Lian, Robertson, Anedda, Bacchini, Giudici, Ponge,Toma,Rimbaud,Delfini,Baudelaire, Sachs, Heyn, Montale, Leopardi, Borges, Dickinson e Jouve. Queste le voci poetiche selezionate da D’Andrea che con finezza fisiologica e immaginifica ci conduce alla (ri)scoperta di versi scelti senza nessuna linea temporale (gli autori considerati appartengono a generazioni diverse), nessun ordine cronologico, ma solo spazio allargato del mutamento.

«Il cammino – dichiara D’Andrea –, fa la storia, la mia, la nostra, e per questo il compito è quello di accostarsi al solito movimento e coglierne le accensioni, mantenere, nell’accoglienza della trasformazione, una relazione con l’avvenuto e col ricordo che forma ogni avvenire».

Illustrati da D’Andrea (che, di foglio in foglio, ispirato, moltiplica le proprie facoltà espressive), piace concludere con pochi simbolici versi di Andrea Zanzotto, per il quale (lo ricordiamo concordando) la poesia è sempre (più) di attualità poiché ritrae il massimo dell’anelito dell’uomo verso il mondo superiore: «Lievi voci, api inselvatichite – /  tutto / sogna altri viaggi / tutto ritorna in minimi fitti tagli».

GRAZIA CALANNA