Roberto Dall’Olio e L’Arcolaio ringraziano Andrea Ballardin per la cortese concessione della propria opera di copertina.

 

Roberto Dall’Olio (1965), bolognese, docente di filosofia e storia al Liceo Classico Ariosto di Ferrara.  Ha pubblicato diversi volumi di poesia. È del 2015 il poema  “Tutto brucia tranne i fiori” Moretti e Vitali editore – nota di Giancarlo Pontiggia postfazione di Edoardo Penoncini – con il quale ha vinto il premio Va’ Pensiero 2015. Vive a Bentivoglio nella pianura bolognese ove è presidente della sezione locale dell’A.N.P.I

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Intervento

Irma rappresenta le donne vittime di quel fanatismo religioso che in tante parti del pianeta vuole mantenerle in condizioni di sudditanza e ignoranza.

Rappresenta le giovani donne vittime di quel fanatismo tribale che pretende di mutilarne il corpo, attraverso penose escissioni o infibulazioni .

Rappresenta le giovani adolescenti  di cui, in nome di una abietta morale familistica, si vuole costringerle a moderne forme di schiavitù (il ripugnante fenomeno delle spose bambine).

Le sevizie e le torture subite da Irma richiamano alla mente  anche quelle giovani donne che, dopo avere attraversato il deserto, vengono inghiottite da un Mediterraneo ostile e turbinoso o il quadro plumbeo di quelle donne che, con macilenti creature avvinte nel petto – moderne Madonne sofferenti – hanno marciato per settimane lungo le terre infangate dei Balcani, fino a trovare le barriere di filo spinato,  erette da quei paesi europei che pure avevano pochi anni prima cono sciuto o i lager nazisti o i campi di concentramento comunisti.

Non sono Paesi fascisti ma che, anzi, si autodefiniscono “democratici”;  hanno sottoscritto la Carta europea dei diritti e fanno parte di quella Corte europea di Strasburgo che puntualmente elabora sempre più raffinati frammenti di diritti.

Irma si collega così, idealmente, alle ragazze che in tante parti del Pianeta non si rassegano e lottano, talvolta fino al sacrificio; alle ragazze iraniane che sfidano i precetti clericali; alle ragazze nigeriane che si ribellano alla prostituzione forzata; a quelle afgane che pagano con la vita la voglia di riscatto.

Nell’Italia, nata dalla Resistenza, il sacrificio di tante ragazze partigiane ha rappresentato una forza che ha consentito ai movimenti femminili, sia pure con colpevole ritardo, importanti traguardi di civiltà (solo nel 1969 l’abolizione del delitto d’onore e solo negli anni Settanta la parità nei reati di adulterio); ma può esprimere tuttora una condanna eloquente per  quanti, pur in questa parte del Pianeta, vogliono affermare  il dominio maschilista, fino allo stupro o al femminicidio.

Il sacrificio di Irma e di tante ragazze partigiane, di una Resistenza non più “taciuta”, possono farci sperare in un mondo più libero.

 

Augusto Barbera

Alcuni frammenti del poemetto.

un muro

un muro di pioggia

un muro

tra le case

un muro

tra gli uomini

un muro

tra il vuoto

e le case

un muro

tra noi

e loro

un muro

tra chi lotta

e chi uccide

un muro

di pioggia

morbido

impenetrabile

senza scampo

o di qua

o di là

lei

sempre

lo seppe

di stare

di qua

con tutta

se stessa

con la sua bicicletta

per Bologna

per il suo Paese

fracassato

il vecchio continente

 

l’aveva

sempre saputo

di quel muro

fatto

di coltelli

menzogne

nebbie

e carogne

 

lei

la sua lapide

davanti

a lei

Irma Bandiera

Mimma

della battaglia

sostavo

nella Bologna

dei secoli

a cavallo

lei

una perla

della memoria

chiosata

nel marmo

appeso

a una casa

lei

parlava…

 

loro

dicono

che Dio

è con loro

dicono

che il loro

onore

è la fedeltà

le esse esse

dicono

anche per noi

onore

è fedeltà

mai parola

fu più distante

nell’uso

tra gli automi

e noi che grattiamo

la coscienza

come un muro

da scalare

per vedere

lontano

dove

un Paese altro

ci attendeva

un continente

liberato

volava

nella nuova storia

(…)

ti mando una poesia

meraviglia

scuote

l’autunno breve

delle stelle

prima del nero

infinito

che le inghiotte

la notte

è figlia

del mio dito

di neve

sulla tua pelle

 

lo so

un po’ di rossore

mi ha colto

nel marmo

come sabbie

di coralli

lontani

ma il tuo volto

si è tuffato

nel mio cuore

 

proprio

nel terribile

mondo

della follia

che imita

la follia

io ho sognato

la musica

nei cieli

le ossa

dei morti

tamburi

di nuvole

grandi falchi

come fulmini

sui rosmarini

arsi

dal tedio secco

del vento

io ho sognato

l’argento

di rocce

leggere

appoggiate

sulla terra

nel mio pugno

di parole

mai accadute

tu eri

dolce

creta

di luna

mossa

a levante

(…)

questo fu

il mio silenzio

la mia vita

perduta

non poteva

fare perdere

quelle dei compagni

così

il lato sinistro

le labbra

la lingua

diventano

petali

stretti

nella corolla

del cuore

 

la Resistenza

fu

questa storia

europea

contro

il nero carcere

di un destino

chiuso a chiave

altri

vennero a liberare

ma nostro fu

lo scatto

il fiotto

di luce

del nostro mare

della civiltà

bagnate

da quelle acque

da quella luce

che assorbe

i nemici

cresciuti

dentro di noi

una luce

che vola

nel vento

porta pensieri

voci

sgorgano

giovani uomini

cercheranno

il segreto

di quella luce

dei suoi ricordi

spiazzanti

la carne

dell’immortalità

la luce

che fu

passando le fiamme

scintilla del bene

seduta al tavolo

dell’orizzonte

la linea gialla

di un crepuscolo

che non lascerà

più

i nostri occhi

 

qualche volta

risento le voci

dei torturatori

il loro maleodore

sento

la loro ferocia

poi

un lurido

silenzio

so

so

che sono fuggiti

so

so

che sono andati

a perpetrare

le loro sevizie

nel mondo

so

so

che nessuno

li ha fermati

nemmeno

la democrazia

so

di altri

nascosti

so

che nessuno

li ha scovati

so

so

che qualcuno

li ha protetti

sono troppi

spaventosamente

troppi

i fascisti

 

ancora

 

FINE