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Daniela Pericone: diario della vita agra

Posted on 12 ottobre 2016

Daniela Pericone, L’INCIAMPO, L’Arcolaio 2015

In questo libro, densissimo, Daniela Pericone ci mostra una voce continuamente in lotta, in esercizio di equilibrio, in cadute e coraggiose reazioni.
I testi vivono di un senso di precarietà. Siamo nella zona del Montale più disilluso, la cui presenza si percepisce, quasi letteralmente, soprattutto nei primi passaggi. Tuttavia è solo un punto di partenza.
Assistiamo, infatti, al vorticoso alternarsi di equilibrio e perdita, avvertibile nella ricorrenza di varianti poetiche intorno a grumi ricorrenti; Daniela Periconi sembra così esercitare la parola e la vita, forgiandole a una fiamma più intransigente.
Il libro potrebbe leggersi, allora, come un diario della vita agra, nello sfondo di un paesaggio dirupato, antico e immutabile. E non è un caso che questi esercizi di resistenza appartengano a una voce femminile, la quale non sembra iscriversi nella zona, quanto di moda!, di una poesia del corpo, con risvolti di body art o teatralizzazione come è avvenuto per certe poetesse. Piuttosto leggiamo di una resistenza raccontata con la dignitosa malinconia del perduto e dell’inarrivabile.
La tensione del libro si situa nei territori della ricerca esistenziale che fa emergere, dal contesto più ampio delle composizioni, versi minimi di natura sapienziale, recitati a se stessa come piccoli proverbi; una forma per traghettare la propria vita verso un orizzonte minimo, di una minima gioia, di un frammento di serenità.
Succede che, quando vita e parola si contaminano e si permeano, la poesia è  investita della ricerca di una bellezza difficile, più responsabile. Perché, scrivendo, non cerchiamo la perfezione ma il senso del nostro accadere.

Sebastiano Aglieco

*

Non chiedermi nulla, nulla
ho da dire, né altro m’attende se non
con poco sguardo
sentire quest’ora – ogni ora –
scorrere a balzi sui fianchi senza
sapere se sia polvere d’ossa
o tritume di stelle quel che
resta sospeso confuso al rosso
del fiato alla volpe dei capelli
p.17

*

Ecco come si scrive
con quali pezzi si costruisce
la casa delle ciglia
due o tre nomi a colori
un mozzicone di matita
basta a scovare il bianco
nel nero.
p. 31

*
Ti ho visto tornare
ti ho parlato
da quanto tempo non mi venivi a trovare
eri vero, come sempre, eri presente
ero io che non c’ero, ero dall’altro lato
cielo inverso inventato
mi sono sentita svanire svanire svanire
ero io, rediviva, a morirti.
p. 41

*

Anche se le mani
sono dietro la schiena
i ginocchi stridono e i piedi
sono scogli che trascinano al fondo
se la lingua ha perso tutti i suoni
l’uno dentro l’altro i colori
si confondono nell’acqua senza luce
e il bene si rintana dentro il male
per ogni lampo di resa per lavare il sale
cercami ancora, aggràppati ai miei occhi
da un sangue cresciuto nelle notti
incolpevoli senza destino.
p. 54