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SEBASTIANO AGLIECO SU “COMPITU RE VIVI

 

 Luca Lanfredi: Si è come gli alberi …

 

 

 “La vita adulta”… già. È la terza sezione del libro d’esordio di Luca Lanfredi; ché, in fondo, tutto si riduce a questo. Cosa conserva di noi, delle cose, del nostro sguardo di una volta, degli amori, degli incontri, degli incanti, degli scontri, il tempo che verrà? Sicuramente la presenza di un “tu”, un soggetto che, a un certo punto, perde tutti i nomi ma che tutti li raccoglie, riassumendoli.
Il tono del libro è dunque quello di una malinconia sottratta, trattenuta, persino censurata. Il dialogo è divenuto monologo mentale, i gesti concreti si sono bloccati, come nelle fotografie, hanno assunto contorni geometrici, come in certi quadri di Hopper, o in un genere di rappresentazione che ha origine in Piero della Francesca. Si percepisce, certo, tutto il movimento che c’è stato prima, ma ora è proprio questa vita adulta, questo imparare a vivere che ci impone una resa, uno strumentario per la sopravvivenza.
Luca Lanfredi, del resto, ci dice di cosa sia il nostro stare ora, asserragliati dalle angosce del quotidiano, coscienti dei pericoli di un’attesa vana che ci circonda, eppure, in fondo protetti dalle apparenze del quieto vivere, delle parole dolci del benessere.

Si è come gli alberi infilati,
questo sì. Sotto, l’asfalto
che diradica e indosso
le cortecce da sbalzare.
p. 15

Si veda l’enorme differenza:

Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie.

Il compito del crescere, dell’imparare a vivere scavalcando l’enorme tempo dell’infanzia, è tutto contratto dentro questo asfalto cittadino, nel compito del cambiare pelle, dell’uscire da noi stessi senza farci male.
Nella condizione di una rottura dell’ordine temporale, invece, dello sconquassamento delle strutture, in un paesaggio dilaniato dalla furie, la nostra condizione rimane sospesa come le foglie d’autunno già morte sugli alberi che attendono la caduta.
Lanfredi, scrivendo, immagina il suo stile come lo strumento rigoroso per non cadere, il ramo a cui aggrapparsi per imparare a vivere. Per non soccombere alla vita. La scrittura, in questo senso, può insegnarci a osservare lo spiraglio di luce che inesorabilmente ci conduce da qualche parte, lasciandoci dentro un po’ di stupore e un po’ di malinconia per le cose – e per noi stessi – che non sono più.
                                                                                                                                                                                                                                                             Sebastiano Aglieco