Venerdi, giorno 15 aprile, alle ore 21,00, presso la parrocchia SS. Simone e Giuda, a Ravenna, Nevio Spadoni presenterà “Cielo di metallo” di Roberto Zaccaria. Sarà presente l’Autore. Interverranno i musicisti Mirko Maltoni, Andrea Mercuriali e Vincenzo Messina che interpreteranno brani musicali.

 

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Nota di Nevio Spadoni su Cielo di metallo, di Roberto Zaccaria

 

L’arcolaio 2016

 

Seguendo il percorso poetico del giovane Roberto Zaccaria, ho avvertito in questo suo secondo lavoro – Cielo di metallo – Forlì, L’arcolaio 2016,  un apprezzabile salto di qualità. Ci troviamo infatti di fronte ad una poesia più prosciugata, senza enfasi e retorica, con immagini nitide, anche se il disincanto si nota in ogni battuta, e la visione del mondo è meno sognata, dettata da una realtà,  stravolta, contaminata. Il paesaggio, infatti, vero soggetto della sua riflessione, è sì il luogo esteriore, ma rimanda all’anima, anch’essa abbruttita e deturpata, che vive lo spaesamento e la confusione  del nostro tempo. Si patisce il nulla – si legge – e  infatti un sentire  nichlilistico  pervade l’intera opera, anche se il poeta, innamorato della bellezza, vorrebbe nuotare in un mare di luce e di speranza.  Lui infatti è un’anima appassionata, al di là di tutto,  nonostante quel senso di estraneità al mondo  che lo pervade, e quelle note dolenti che mi richiamano  tanto il giovane poeta di Gorizia Carlo Michelstaedter. Non a caso il libro, sapientemente introdotto da Antonella Jacoli, riporta frasi di Bertolt Brecht. “Davvero vivo in tempi bui! La parola innocente è stolta. Una fronte distesa vuol dire insensibilità. Chi ride, la notizia atroce non l’ha saputa ancora”. Ma nel caso del Nostro, la notizia non è atroce, ma appena dolente – come si diceva – fatta di disillusione, in una cornice di contemplativa melanconia. Questo cielo  ci è divenuto estraneo, e sotto questo cielo di metallo, camminano volti ormai anonimi, massificati, stritolati nella vertigine di un consumismo sfrenato e abbruttiti dalla svalutazione della vita, dell’umano, ingabbiati in una parola impoetica che non  rasserena e non salva. Da apprezzare la sensibilità di questo giovane, affacciato  sulla terrazza della vita, che urla il suo “abitare poetico”, il bisogno di nuotare contro corrente in una sfida, che crediamo autentica, e speriamo con esiti sempre più lusinghieri.

                                                                                                                                                                                                         Nevio Spadoni