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PIER DAMIANO ORI SI SOFFERMA FELICEMENTE SUL LIBRO DI LUCA LANFREDI, “IL TEMPO CHE SI FORMA” (LO SCRITTO E’ PUBBLICATO NEL SUO ACCOUNT FB)

Da Gianfranco Fabbri l’editore de L’Arcolaio ricevo questo libro di poesia di Luca Lanfredi. Qui alcune mie argomentazioni che partono dalla constatazione che Lanfredi ha fiducia nel quotidiano:ritiene che possa spegare, più che evocare, l’interezza dell’esperienza. Questo signfica, nella scelta stilistica, fiducia nella parole d’uso e fiducia nel fatto che messe in corto circuito le une con le altre possano raggiungere la più alta qualità cui un testo possa aspirare. Così il libro di Lanfredi è una costante sorpresa: di come maneggiando il semplice si possa arrivare molto rapidamente al complesso.
“Troppe sono le ossa/troppe le mani da fotografare”: è lo scarto spesso il tema di Lanfredi: “rilasciatemi come se fossi/sempre stato attento.”
Lo scarto, che qui è ricerca di verità, ha però bisogno di perdono. Perdono per l’alacrità con cui muove la vita,sposta l’orizzonte delle aspirazioni. in una osservazione puntuale di ciò che muove il nostro essere di tutti i giorni. Un altro libro “importante”, un altro di quei libri “che contano”, insieme a ” La saggezza dei corpi” di Martina Campi (di cui ho già scritto qui alcuni giorni fa) che Fabbri ha editato in questo scorcio di fine/inizio d’anno. Anche qui, devo dire, mi è piaciuto molto.