nuovenomenclature PROTOTIPO AGGIORNATO

logo ARCOLAIO

NUOVE NOMENCLATURE E ALTRE POESIE
di Anna Maria Curci,
L’arcolaio – 2015,
letto da Dante Maffia
Dal blog LA PRESENZA DI ÈRATO

La prima cosa che colpisce di questo libro è un rispetto assoluto della metrica, del verso che deve contenere il malessere del dettato ma la serenità della forma. Infatti pagina dopo pagina si snodano le terzine, le quartine, i distici, i settenari con una misura raffinata che ci fa intendere immediatamente che cosa c’è dietro le spalle di Anna Maria Curci, i suoi studi di germanista, la sua passione di traduttrice, il culto della poesia. E grazie al culto ella è entrata con efficacia in un’atmosfera così intensa di percezioni e di emozioni che le permette di trattare disinvoltamente qualsiasi argomento estraendone l’essenza. Anna Maria adopera la misura espressiva come arma per evitare scantonamenti, ma quel che dice è spesso irriverente, sarcastico, perfino umoristico e non perché si diverta a farci ridere, ma perché la realtà le si presenta spesso nei lati più assurdi e anche crudeli: “Nottetempo il principio di realtà / ha preso a schiaffi il vecchio desiderio. / Il malmenato, a schiena contrapposta, / ha bofonchiato: non sporgo rinuncia”. C’è qualcosa di Marziale, in quest’opera, il rasoio affilato di un’ironia che decompone le sfere del tempo e fa sbandare gli equilibri composti delle abitudini. Il tutto però con una grazia che è frutto di uno sguardo di tenerezza sul mondo o, come scrive Plinio Perilli, “Testo rigoroso ed esemplare… Testo magnifico-insolente e tenero, impietoso, ma come un medico senza frontiere, che cura insieme il corpo e l’anima, l’attimo e l’eterno, l’individuo e la Storia, il maiuscolo e il minuscolo, il virtuale ipotetico e l’incallita rimembranza da cui veniamo”. Difficile comunque trovare delle vere parentele con la poesia di Anna Maria Curci, forse Ingeborg Bachmann, che però ha una concezione più rigida del verso e della vita, e poi, che importa? Importa semmai godere l’ariosità con cui la nostra poetessa tesse le musiche interiori, il piglio gioioso e amaro che circola tra pagina e pagina come a voler scacciare la tentazione dell’operetta. Sono molti i nomi che Anna Maria ripropone dedicando loro momenti indimenticabili, da Isabella Morra, la poetessa lucana trucidata dai fratelli e dagli zii, a Celan, da Klee a Cristina Campo. Nomi scelti per ribadire il proprio stato culturale, per fare comprendere che la sua distillazione è lavoro certosino, appassionato, palpitante. Dunque un libro variegato e ricco, che accende molti lumi in chi legge, che fa riconciliare con la poesia finalmente senza belletti inutili e senza acrobazie da circo equestre.
               Dante Maffia

Fuori classe

A fatica trascino
le quattro carabattole più amate
case-motto da manto declassate
a ripari ambulanti.
A sostenere il mondo
per velleità prescelta ti condanni
d’abnegazione tu sciorini i panni
e sempre giri in tondo.
Non mi distoglie scherno
e quel pallore mio già m’innamora
l’idillio di natura non ristora
chi sceglie l’auto-inferno.
Anna Maria Curci