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MARCELLO TOSI INTERVISTA CAROLINA CARLONE E RECENSISCE IL LIBRO DI QUESTA POETESSA: “VARIAZIONI NEL CLIMA”

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MARCELLO TOSI, SUL CORRIERE DI ROMAGNA, RECENSISCE

VARIAZIONI NEL CLIMA” E INTERVISTA L’AUTRICE, CAROLINA CARLONE

Una via alla poesia civile nel ricordo di

Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.

[ Versi volti «a conoscere, cercare, svelare, raccontare l’ingiustizia e le diseguaglianze» ].

 

Dalla stanza della poesia (La stanza del tè), alla «costruzione figurativa del sé» (Webcam), fino al nuovo Variazioni nel clima (L’arcolaio editore): Carolina Carlone muove ad indicare nel suo percorso poetico, nel segno del ricordo di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, una via di poesia civile, significativamente aperta dai versi di Euripide sui quali «utili consigli offrire alla città». Poesia volta quindi «a conoscere cercare svelare raccontare, l’ingiustizia, le violenze, le diseguaglianze insopportabili» scrive nella postfazione Mariangela Gritta Grainer, «quello che cercava nel suo lavoro anche Ilaria Alpi».

Il nuovo volume della docente ravennate, con copertina di Roberto Pagnani, comprende anche scritti di vari autori che pongono proprie considerazioni relative al valore anche sociale rivestito dal ricordo della tragica vicenda dell’uccisione della reporter.

«C’è in questa davvero intensa e forte raccolta poetica – scrive Luciano Benini Sforza – la dolorosa consapevolezza di un mondo globalmente diviso, esploso, frantumato esattamente come i suoi testi: per le guerre, i conflitti, gli episodi di sangue che da tempo segnano la storia globalizzata perché ormai un ovunque un impetuoso «vento fossile / scioglie il respiro  che ci tiene insieme» (Variazioni nel clima); perché non c’è una mutazione semplice o di poco peso negli eventi, ma qualcosa di enorme «che ci ansima addosso» (Lungo i tornanti)».

 

Carlone, cosa descrivono questi «percorsi di verità» per Ilaria Alpi e Miran Hrovatin?

 

«La poesia è stata sempre per me uno strumento di ricerca, di indagine. L’altro ci interroga, ci pone questioni, ci chiede di schierarci, ci sfida alla relazione e a una comprensione più ampia. Raccolte come “Col passo degli esuli”, “Ponti mobili” e “Alessandro speaks” sono nate proprio da questa necessità di entrare in relazione di senso con gli altri, con ciò che ci circonda e con quanto accade sotto i nostri occhi. Questo continuo bisogno di interrogarsi sul nostro tempo, sulle modalità del nostro vivere contemporaneo, sono spinte fortissime che mi appartengono da sempre. Ilaria e Miran sintetizzano in loro stessi, questa mia idealità, questa spinta alla ricerca della verità. Sono esempi emblematici del vero reporter, un’immagine ricorrente in questa mia raccolta. Sento grande vicinanza con la loro modalità ricercante, ma anche con Euripide, che, per la sua comunità, per la sua polis, aveva un approccio critico e costruttivo simile».

 

Poesia che si fa strumento «per percuotere l’oblio», sottolinea Nevio Casadio. E in questa raccolta si parla di gaza, di Palmira e Aleppo, di migranti…

 

«Sono echi delle vicende più tragiche e disumane degli ultimi dieci anni, che mi hanno dolorosamente colpito e attraversato… Credo che un poeta debba mettere da parte il più possibile se stesso, svuotarsi, divenire sempre più cassa di risonanza che si fa attraversare dai segnali, dai disturbi, dalle luci del nostro vivere post-moderno e “liquido” (per dirla con Bauman), facendoli affiorare, emergere dal silenzio distratto e colpevole dei nostri giorni. Non a caso, il titolo dell’ultima sezione, “Lettere e bellezze di ultima istanza”, contiene un riferimento militare: quello alle missive per i sommergibili con gli ordini estremi in caso di attacco atomico. Ho voluto abbinarlo a un preciso riferimento alla bellezza… perché nel mondo, anche semplicemente nella natura, di bellezza, capace di portare salvezza, ce n’è tanta».

 

Marcello Tosi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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UN NUOVO AUTORE ENTRA IN CASA ARCOLAIO. E’ LUCIANO NERI CON IL SUO “DISCORSO A DUE”. COLLANA PHI DIRETTA DA DIEGO CONTICELLO E GIANLUCA D’ANDREA.

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Un nuovo poeta viene a visitarci; si tratta di Luciano Neri, genovese e già noto a livello nazionale. Siamo felici di poterlo ospitare, nell’ambito della bella collana “phi“, diretta dagli amici Gianluca D’Andrea e Diego Conticello. Diamo la parola a D’Andrea, che ha firmato la quarta di copertina con queste sue righe, che qui sotto pubblichiamo.

 

Benvenuto, Luciano!

Speriamo tu possa rimanere un bel po’ con noi.

 

Discorso a due di Luciano Neri è un libro maturo e necessario: maturo perché la matrice “relazionale” che lo contraddistingue sul piano tematico ha raggiunto un alto grado di accessibilità; necessario perché riesce nella difficile operazione di coagulare una materia concettuale densa in un apparato formale lucido e che non si lascia mai andare a derive di senso.

Il tentativo di ricomporre il dialogo tra mondo e individuo sembra trovare un riscatto nel tempo, a questo punto assoluto, di ogni tragitto umano. Come l’autore ci ricorda proprio nell’esordio della raccolta, la dimensione “umana” è un’ «andatura senza peso», un’illusione metafisica che, però, nasce solo dal confronto e dalla trasformazione «presente / del passato», nel cammino non lineare e non ripetibile che solo “crea” le nostre esistenze.

 

Gianluca D’Andrea

 

Alcuni testi:

 

dalla sezione “Fino al respiro dell’altro affamato“.

 

L’immagine di chi si ama

all’istante è un quadro

senza cornice, situazione

reale, ambiente senza

figure né protezioni,

una folla intorno

i rumori quotidiani

un gesto, un sorriso,

un’inflessione

il mistero si spalanca

all’improvviso

come sorpresa unica

e l’amata diventa il quadro

 

***

6 agosto

Stasera sarebbe partito

attraversando più di un mare

invece il viaggio

si ferma all’imbrunire

di una giornata afosa

con alti pinnacoli

e un fossato

senza coccodrilli –

molle e indifeso.

Quando si dice

Il mare più bello

è quello che non navigammo

dove da cosa nasce cosa

dove è meno complice

il serpeggiare della rosa

dove parlare è per qualcuno

***

Dalla sezione “Chi parla (esule e inerme)

 

Parole a morsi

in un buio

intramontabile

una bocca muta

le cose appese

filamento che tiene

 

Quello,

l’ospite invitato

nel rovescio dell’immagine

 

quello,

lingua e occhi

pronti – nel fiume –

a gettarsi –

 

del soliloquio

***

Dalla sezione ” Fantasmi (letture, sogni, proiezioni e specchi)

Ha aperto il cuore

nella cura del seminato

di una donna mora

quell’organo che attraversa

l’esperienza e muore.

Quando muore si può vedere

e si può sentire come batte

lungo la scena dei corpi

mani senza respiro

a velocità doppia

cercano invano di trattenerlo

 

 

 

 

PUBBLICHIAMO L’ECCELLENTE INTRODUZIONE DI STEFANO GUGLIELMIN AL BEL LIBRO DI MATTEO ZATTONI, “DEVIATI”

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Riteniamo il libro di Matteo Zattoni, “Deviati“, un libro esemplare per comprendere il nostro presente. Racconti scritti con maestria di stile e molto coraggio. La letteratura deve colpire allo stomaco! Deve lasciare il segno! Deviati, in tal senso, è un’opera esemplare! Pubblichiamo, qui sotto, la prefazione eccellente di Stefano Guglielmin che ha saputo individuare i nodi essenziali di questo libro, il primo riguardante la narrativa del nostro Matteo!

***

Al poeta Zattoni, che ama contenere gli attriti del mondo, ricreandoli nella misura mossa del verso, tracimando solo di rado in lessici infernali e del sottobosco sociale, più petrarchesco, insomma, che dantesco, nel restituirci le disarmonie del moderno, lo scrittore Zattoni risponde rimpolpando la gamma delle tonalità linguistiche e tematiche lasciate ai margini dalla sua poesia. Per quanto anche i suoi versi nascano da una volontà prosodica, trattenuta dalla formula lirica, che finalmente in Deviati può realizzare, modulandola di racconto in racconto: ecco allora l’affastellarsi paratattico e gergale di un’anoressica, l’ossessione descrittiva di un ricercatore o di un angelo assassino, oppure, ancora, la narrazione poetica di un fiore in boccio, entro una storia di metamorfosi dove, al Dio che punisce la disobbedienza, si sostituisce la salvezza offerta dal chirurgo plastico.

La passione per la classicità si legge in ogni storia (in un nome, in una citazione implicita o esplicita, nella formula latina), così come appare chiaro su chi punti l’indice la totalità di queste storie esemplari, tutte a mettere in scena il conflitto, non dialettico ma drammatico, fra soggetti talvolta antitetici, talaltra che si scoprono legati da misteriose affinità o dalle stesse passioni. Questo capita soprattutto tra figure maschili, figli e padri, dove la lotta, simbolica o reale, diventa occasione di incontro e confronto; non sempre di comprensione.

Il vero tema del libro, tuttavia, è la complessità del femminile, di quell’archetipo salvifico e fatale che l’umanità si tramanda sin dalle origini. In particolare è la catena femmina-follia-morte-piacere-tradimento a reggere gran parte degli intrecci, con la variante madre-rifugio, giocate insieme nel racconto forse più bello, Mister!, in cui l’ingenuo punto di vista del bambino con la sindrome di Down, con la sua permeabilità, guida il lettore, lasciandolo libero di toccare l’uno e l’altro archetipo, di attraversarli, riconoscendo a entrambi una propria ragion d’essere.

Ad accomunare tutti i personaggi è il loro vivere emotivamente precario entro un orizzonte sociale selettivo, poco disposto a sostenere i più fragili o i meno conformisti. Deviati è anche la storia di chi appunto va alla deriva, dopo aver deviato, per scelta o disperazione, dal solco dell’omologazione; forse nell’ultimo racconto s’intravede una ripartenza all’insegna di una libertà nuova, pur cominciata dal letto di un moribondo, nel segno dunque della perdita. Non a caso, credo, quel racconto chiude il libro, libro inaugurato da alcuni versi di Vittorio Sereni tratti da Quei bambini che giocano, distinti da parole come distorsione, devianza, emorragia, corruzione, ossia da quegli strumenti disumani che muovono i nostri destini sociali e sui quali Zattoni ci mette in guardia, rivelandosi autore fortemente civile laddove sembrava, nei versi, dominare in lui la dimensione privata, per quanto toccata dagli ossidi della civilizzazione.

 

Stefano Guglielmin

VENERDI P.V., A FORLI, FABBRICA DELLE CANDELE, ALLE ORE 20.30, L’ULTIMO DEGLI INCONTRI INTITOLATI “LA LETTERATURA ARTEFICE DELL’UTOPIA”. MICHELE ZIZZARI CON “FAVOLE PER UN MONDO POSSIBILE” E MAURIZIO BACCHILEGA CON “TORNARE A PENSARE”

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DOMANI SERA, VENERDI 15 MARZO, A FORLI, FABBRICA DELLE CANDELE, ORE 20,30, PRESENTERANNO I LORO ULTIMI LIBRI DI MAURIZIO BACCHILEGA E MICHELE ZIZZARI

FAVOLE PER UN MONDO POSSIBILE” E “TORNARE A PENSARE“.

 

CON IL PATROCINIO DEL COMUNE DI FORLI,

IN COLLABORAZIONE CON IL GRUPPO DI LETTURA “BIBLIOTECA DI BABELE” E LA CASA EDITRICE L’ARCOLAIO.

INGRESSO LIBERO

 

 

 

ESCE LUNEDI PROSSIMO IL NUOVO LIBRO DI ROBERTO DALL’OLIO, ” SE TU FOSSI UNA CITTA’ “

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Esce lunedì p.v. il nuovo libro di Roberto Dall’Olio, ” Se tu fossi una città“, nella collana Quaderni&Immagini diretta da Maurizio Bacchilega. Questa opera porta una piccola novità nei progetti de L’arcolaio – la pubblicazione di una poesia schiettamente sentimentale – addirittura d’amore, potremmo dire -. L’oggetto del desiderio del poeta, però, non è elemento statico e velato; sfruttando la bellezza delle città internazionali, egli immagina, secondo la dinamica del discorso ipotetico, un vero e proprio ‘tour’ assieme alla sua donna: da Parigi a Roma, da Venezia a Siena, ed altro ancora. Un connubio, quindi, interessante e affascinante. Romano Prodi, lettore delle opere di Roberto, si dichiara lettore sensibile di poesia internazionale e ha letto molto volentieri “Se tu fossi una città”, rilasciandoci la piana ed efficace nota all’indirizzo di Roberto.

 

Il tempo dedicato alla letteratura, nella mia vita, è stato sempre sottratto ai miei impegni, agli studi e al mio lavoro accademico e politico. Non sono esattamente un esperto in materia di poesia. Mi sono sempre considerato un lettore appassionato, direi vigile, che nella letteratura e nella poesia ha trovato spunti e ispirazioni per affrontare le sfide del mondo che ci circonda, per inquadrarlo e comprenderlo me- glio nella sua complessità. Se mi sono lasciato convincere a scrivere queste poche righe è certo per il rapporto che mi lega all’autore del libro che avete fra le mani e, soprattutto, per la preziosità della sua strana creazione. In quest’opera si coglie un sentimento ampio, universale, romantico e cosmo- polita, ma pur sempre intimo. Con la sua poesia, Roberto Dall’Olio mette in scena una continua migrazione, grazie all’uso del leitmotiv Se tu fossi una città, saresti…

Ciò che accomuna tutte le città, con le loro differenze è, quindi, il suo espediente poetico. Il Diverso, l’Altro, diven- tano valori da esaltare in un contesto comune, in cui luoghi e terre lontane rivelano i loro aspetti più poetici e segreti. Ogni città della nostra Europa e del mondo, da Bologna a New York, da Epidauro a Matera, arricchisce il testo a suo modo. Mi pare, dunque, che ci sia molto da imparare da quest’o- pera, specialmente in questi tempi in cui è diventato sempre più urgente e fondamentale far coesistere realtà fra loro di- verse e solo apparentemente inconciliabili. Vi è poi un se- condo aspetto del testo che mi ha colpito e che non posso evitare di portare alla vostra attenzione di lettori, per quanto possibile. In ognuno degli angoli citati, in ognuna delle città visitate in questa migrazione poetica, l’autore ritrova parti della sua esistenza, impressioni momentanee sepolte dal tem- po. I ricordi diventano quindi un modo utile ed efficace per definire qualcuno che, evidentemente, è ben presente in quei luoghi e nella memoria del poeta. Il soggetto principale, l’individuo a cui è rivolto il testo, è un prodotto diretto di questo continuo riaffiorare del passato e delle radici che ci sostengono. Viaggio e memoria. Sono questi i due elementi che più mi hanno toccato durante la lettura di questi versi. Ma, certamente, le parole di Dall’Olio nascondono molto altro. Il tempo e il lavoro degli esperti, forse, ci diranno di più. Io posso semplicemente, da lettore ma anche da persona preoccupata ed attenta alla realtà che ci circonda, consigliar- ne la lettura come sfida intellettuale, come riflessione sulla bellezza e sulla complessità dell’amore e della vita. Mi pare, infatti, che sia questo il vero compito della poesia e della scrittura, quello di esporre con la semplicità di un verso temi e valori che appaiono complessi e difficili da esprimere.

Romano Prodi

 

Alcune poesie:

 

se tu fossi una città
per terza saresti Cnosso
coi tuoi capelli cretesi
le pagine azzurre
dei palazzi
dipinti col cielo
saresti lo stelo
in mezzo al mare
l’albero della nostra nave
attorno al mondo
come pazzi

**
se tu fossi una città
per nona saresti Atene
il cielo platonico
portato sulla terra
col calesse
saresti il corpo mancante
della Nike di Samotracia
tu bianca
come una dama russa
in una Dacia
splendi di quel mare
che Nettuno
ti concesse

**

se tu fossi una città 
saresti 
imbuctù 
là ci troveremmo 
a scollinare le dune 
nella notte fredda del Sahara 
come fulmini e nuvole
vento e parole
quelle dolci 
sospirate 
ribelli
non bruciate
la sapienza Mali

**
se tu fossi una città
saresti
Tharros
perché i Fenici
non hanno mai posato
il loro vento

la sua luce acuta
ha l’impronta d’Europa
e la porta ad Oriente
tu mi manchi
come una città
perduta
intermittente


 

GIOVEDI, 7 MARZO, TERZO APPUNTAMENTO ALLA FABBRICA DELLE CANDELE, PIAZZETTA CORBIZZI 9-30. VERRANO PRESENTATI I LIBRI “CINEMA VENTUTINI” E “STRACCI AMERICA”. LE AUTRICI, GLORIANA VENTURINI E CESARINA LUCCA, SARANNO PRESENTI.

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IMPORTANTE: DAL 6 AL 9 MARZO P.V. SARA’ ALLESTITA UNA MOSTRA FOTOGRAFICA DEDICATA AL ROMANZO “CINEMA VENTURINI”. L’INDIRIZZO DI TALE EVENTO E’ IDENTICO A QUELLO INERENTE LA PRESENTAZIONE DEI LIBRI. INGRESSO GRATUITO. ORARI: DALLE 15,30 ALLE 19.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ENEA ROVERSI RECENSISCE “DICEMBRE DALL’ALTO” DI VITTORIANO MASCIULLO

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Tratto dal blog Tragico Alverman

Articolo di Enea Roversi

Che cosa hanno in comune tra loro Carmelo Bene, Paul Celan, Euripide, Sigmund Freud e Flavio Giurato? E Pasquale Panella, Amelia Rosselli e Richard Wagner?

Sono una parte degli autori da cui Vittoriano Masciullo ha attinto per i suoi “campionamenti” presenti nel libro (bellissimo, davvero) Dicembre dall’alto (L’arcolaio, 2018).

Masciullo, infatti, nei propri testi inserisce versi, frasi, parole appartenenti ad altri autori ed è lui stesso a usare il termine “campionamenti” nelle note in appendice alla raccolta.

Non siamo di fronte a un banale copia e incolla e neppure a una sorta di patchwork letterario, né abbiamo a che fare con la tecnica del cut-up che abitò le pagine della letteratura dadaista prima e della beat-generation poi.

Ci aiuta a capire di più e ad approcciare nel modo giusto la lettura di questo libro Cecilia Bello Minciacchi, che così scrive nella sua pregevole postfazione:“Se ogni libro è fatto di altri libri, e se – giusto l’assunto sanguinetiano – non possiamo fare altro che citare, tanto nella scrittura quanto nella vita, Dicembre dall’alto di Vittoriano Masciullo sembra per eccellenza un testo di testi altrui, un’opera in cui gran parte delle parole che l’autore pronuncia erano d’altri. Erano perché il processo compositivo è, alla sua origine, chimico: l’appropriazione (debita, indebita, comunque non taciuta, confessa) è di fatto assimilazione. Ossia nutrimento intellettuale, emotivo e psichico, energia verbale.”

Nutrimento intellettuale, emotivo e psichico, dunque: non solo per l’autore, direi, ma anche per il lettore.

Si può dire, riferendosi a un libro di poesia, che è un libro intelligente? Sinceramente non lo so, ma mi sento di poter dire che Dicembre dall’alto è un libro da cui traspaiono con nitidezza, da ogni pagina, l’intelligenza, il ragionamento, il pensiero.

Ecco, il pensiero: in tempi bui come quelli che stiamo vivendo libri come questo rappresentano una boccata d’ossigeno irrinunciabile.

Dicembre dall’alto è un libro che arriva a compimento al termine di una lunga (lenta?) gestazione: è il resoconto di un viaggio interiore, un taccuino di appunti nel quale s’intrecciano psicanalisi, letteratura, scienza. Suddivisa in tre sezioni (Inaspettata, Ueno e Nessuno spiega chirone) la raccolta di Masciullo affascina per la propria complessità.

Non è certo poesia di presa immediata, a volte anzi destabilizza il lettore, incutendo spaesamento anziché indulgere in rassicurazione, lasciando spazi aperti laddove ci si aspetterebbe una chiosa, ma è proprio grazie a queste peculiarità che colpisce.

Una delle raccolte più intense e coinvolgenti lette negli ultimi tempi.

Una breve selezione di testi tratti da Dicembre dall’alto:

consegue

la consegna della vita nelle mani

un posto migliore l’offerta

delle chiavi di una stessa casa

un’epidermide mattutina prima

di consegue un pudore insufficiente

la girata di tacchi poi

lo zodiaco dei perduti

l’armamentario necessario

consegue a me a te

al ricordati consegue

alla strategia di caccia

al no al sipario

e consegue

* * *

dal profondo della

felicità da teca

lustra e mai restituita a sé

brilla il pensiero sul

non noi da

questo arschloch propriamente

detto assenza che solo

ora qui per favore rende

riconoscibile tanta differenza il

viaggio dalla notte di wonder alla

notte di wound in cui non

si ferma più il rumore o quel

vento per la sola presenza delle nostre

notte così infelice e nera

da essere blu e amputato dell’adolescente

un uomo pratica la tassidermia la

sopravvivenza dei corpi non

restituiti il vuoto riconosciuto

in una calma oscura indifferenza

(è dopo che si espande l’acqua tiepida e allaga

membra epiteli organi il glicine fiorito tardivamente)

* * *

lasciamo stare

la punteggiatura le pieghe gli

sguardi obliqui (scatto

non scatto fumi ti giri

verrebbe bene con questa

negli occhi meglio se di profilo anzi un)

limite che finisce sempre in un deserto

senza racconto senza libro speso

in anni tutto non detto nel e infatti

(scoprimmo non si diede la morte

fumiko fuggì in cerca di sopravvivenza

inviò lettere si disse viva senza di lui

passata per solitudine morte presagi

e anche noi)

* * *

c’è un

sospetto dietro

tutte le narrazioni nascoste abitano

lì alcune vittime dell’eliminazione

segreta ma tu che per tutti sei penelope

o elena prometti di non

riconoscere resta tacita non

ma almeno proteggi proteggi

o a che serve se questa è la notte

in cui trucidano i nacht und nebel

anche se la casa è di un altro ora

se è capovolto il mondo

a che è servito tornare

* * *

dunque lettera

riposta nella primavera

e inviata quando sembrava

invece torna la psicolinguistica

in tema di per sempre crudele mese

ti lavai e dove sei ora

carne morta sezionata aperta investigata

per se ci sono vermi

parti grigie tumori a conferma

del lascito d’aria e a che serve

è museo ora anche il numero delle paia

di nel mobiletto all’ e il

ricordi sarò passato di là hai letto

gli invisibili sì je comprends

que cette affirmation puisse

surprendre mais nous avons

la preuve una regolamentazione

eccessiva peut mème risquer

de provoquer la mort e poi ben

sappiamo che è solo paura

l’assenza dell’

e che inizia sempre morendo

poi ora non sarebbe

il caso di finirla spostarsi

restituire

* * *

non avere paura

torna se deve tutto

anche le interiezioni o i gesticolari

polvere di ferro su magneti ridice

sé e cambia il tempo nagel

paixão na carne suturata

compie un giro larghissimo e tutto

le estati il femminile il frammento suicida lingue

morte i resti dell’aeroplano l’intraducibile futuro

vi sono certezze non vi sono certezze tutto se deve

anche l’apparizione il maleviso si ridice in vita

allora impara per favore per pietà

impara a reconhecer o mar

non è più tempo in cui gli alberi si spostavano

e le labbra forti scapole mascelle

ma lo sai puoi pensarlo

anzi compilo ora l’apotrope gridalo

maledetto sia il traditore della patria sua

(Vittoriano Masciullo, Dicembre dall’alto, L’arcolaio, 2018)

Vittoriano Masciullo è nato a Roma nel 1968, vive a Bologna. Sue poesie sono state pubblicate su Private, L’Alfabeto di Atlantide, Versante Ripido, Poetarum Silva e Versodove. E’ presente in Poesie del Navile (ed. Moby Dick, 1997) e nella plaquette E’ così l’addio di ogni giorno (ed. Corraini, 2015, introduzione critica di Niva Lorenzini). E’ tra i vincitori segnalati alla “Biennale Giovani Artisti – Iceberg” di Bologna, nel 1996. Ha vinto il premio “Poesia del Navile – Città di Bologna”, nel 1997. Ha partecipato a “RicercaBo” nel 2014 e collabora alla redazione della rivista di critica e letteratura Versodove.

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