Home

IL 16 LUGLIO P.V. IL COMUNE DI FORLIMPOPOLI E LA BIBLIOTECA COMUNALE PRESENTERANNO IL SECONDO APPUNTAMENTO DELL’INIZIATIVA “PAGINE A KM. 0”, AUTORI E LIBRI DALLA ROMAGNA.

Lascia un commento

via IL 16 LUGLIO P.V. IL COMUNE DI FORLIMPOPOLI E LA BIBLIOTECA COMUNALE PRESENTERANNO IL SECONDO APPUNTAMENTO DELL’INIZIATIVA “PAGINE A KM. 0”, AUTORI E LIBRI DALLA ROMAGNA.

IL 16 LUGLIO P.V. IL COMUNE DI FORLIMPOPOLI E LA BIBLIOTECA COMUNALE PRESENTERANNO IL SECONDO APPUNTAMENTO DELL’INIZIATIVA “PAGINE A KM. 0”, AUTORI E LIBRI DALLA ROMAGNA.

Lascia un commento

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FORLIMPOPOLI, 16 LUGLIO 20200RE 19BIBLIOTECA COMUNALE

 

 

 

L’arcolaio aspetta tutti gli appassionati di poesia del territorio forlivese all’evento forlimpopolese del prossimo 16 Luglio.

L’editore Gian Franco Fabbri parlerà brevemente della storia della casa editrice. Subito dopo darà la parola ai tre

autori del territorio emiliano-romagnolo che interverranno: Maurizio Bacchilega, Gian Ruggero Manzoni e Roberto Dall’Olio.

L’editore e tutta la redazione ringraziano il Municipio di Forlimpopoli e l’Assessorato alla cultura.

 

L’ingresso sarà libero.

Il luogo dell’appuntamento sarà la corte del palazzo della Biblioteca comunale.

L’orario scelto per la realizzazione dell’incontro è quello delle 19,00.

 

IL SECONDO LIBRO PUBBLICATO IN OCCASIONE DELLA RIPRESA DEI LAVORI E’ “IL CICLO DELL’ACQUA – PARTE DI SOPRA”, DEL NOSTRO MICHELE MICCIA

1 commento

via IL SECONDO LIBRO PUBBLICATO IN OCCASIONE DELLA RIPRESA DEI LAVORI E’ “IL CICLO DELL’ACQUA – PARTE DI SOPRA”, DEL NOSTRO MICHELE MICCIA

IL SECONDO LIBRO PUBBLICATO IN OCCASIONE DELLA RIPRESA DEI LAVORI E’ “IL CICLO DELL’ACQUA – PARTE DI SOPRA”, DEL NOSTRO MICHELE MICCIA

1 commento

 

 

Michele Miccia, ormai lo avrete compreso, è alle prese con un’opera di dimensioni ragguardevoli, “Il ciclo dell’acqua“, che di volta in volta acquista un’appendice diversa in coda al titolo primario. L’esordio di questo progetto avvenne alcuni anni fa con “Il ciclo dell’acqua – Parte di sotto” che l’autore ebbe l’occasione di pubblicare con le Tipografie Donati. I volumi seguenti – quelli che già sono stati editi – glieli ha curati e diffusi la casa L’arcolaio, il cui direttore, quando stipulò con Miccia il primo contratto, ritenne ragionevole credere che questa ampia serie di capitoli meritasse di essere trasformata in numerosi, eleganti volumetti. Per i posteri, sì. Fabbri non ha voluto esagerare: crediamo che il nostro Michele meriti in un domani più o meno lontano un’attestazione di merito che lo accolga tra i poeti delle prossime generazioni. Fabbri si è quindi impegnato a realizzare, con il tempo, tutta la serie di libri che l’opera prevede. Di tanto in tanto è bello (temerario, anche?) avere delle certezze.

Questo che oggi esce dalla culla editoriale è il “sesto pulcino” del progetto. Il titolo, come già avrete avuto modo di leggere dai titoli e dalla copertina sopra riprodotta, è “Il ciclo dell’acqua – Parte di sopra“.

Traiamo dalla prefazione di Paolo Briganti alcuni piccoli passi esaustivi.

**

(…)

“Se fosse – com’è del resto – una voce, si tratterebbe d’una voce interna, pacata e trattenuta. Anche solo magari un mor­morio tra sé e sé. Un monologo interiore. Un sussurrato quasi senza labiale; addirittura da rendersi – in teatro ad esempio – tramite una mormorante voce fuori campo. Qualcuno che pensa e, pensando, dice. Già: ma “chi” dice? Chi è il locutore? Non è certo interrogativo da poco. Si suppone intanto – au­tomaticamente, provvisoriamente – l’io dell’Autore stesso: la cosa più naturale. Avanti così per ora. (Poi si vedrà).

Esce dunque, incipitariamente, dalle pastoie e compres­sioni e costrizioni telluriche e carsiche del precedente lungo viaggio (le cinque “parti” del Ciclo, di cui si diceva sopra) l’“io” – che pensa, che significa esprimendo parole, e, significando, si autodetermina – si dilata spontaneamente verso l’alto, senza più limiti di forma: un’espansione connaturata al gassoso spi­rito vitale. L’entità egotica – chiamiamola così – prende a de­finirsi, a riconoscersi anzitutto in un’istintiva immediata con­tesa/scambio con Dio («Non mi basta un Dio che / mi ob­bliga alla fedeltà mi lascia / orfano appena lo tradisco, un Dio unico»…), lo moltiplica («ne pretendo / uno in ogni bivio che appaghi / il flusso delle mie intenzioni»…): «Cerco la forma che mi dia giustizia / contenente quell’aria che / m’induca a lievitare». È in realtà un corpo-a-corpo dentro l’entità stessa, dentro l’io-Dio che si autodetermina: «Ho dentro un Dio / emano una legge / che lo spiega»… Tramite «il movimento io Dio» l’entità inventa «un Dio / per porre un argine» alla sua forma «sempre in divenire».

La poesia del non-poeta Miccia volge e riavvolge spinte e spire di pensiero auto-creante. Gorghi anche di dubbi: se l’io provenga da qualche parte («almeno da un ammasso di / fango in un angolo di spazio / ancora inesplorato); se l’uni­verso sia magari solo una infinitesimale cellula divina («Chi mi dice che l’universo / intero non sia invece / solo una cellula di Dio»); se la missione-istinto sia quella di manifestarsi crea­tivamente in energia vitale («votato alla trasmutazione / del sangue in energia»)… È insomma, questo, un poema (l’intero di sei parti, ma anche, nella fattispecie, quest’ultima parte d’esso: finale? Mi si dice di no) di grande impegno “auto-co­smogonico”, e di respiro “religioso”… Ma io lo so che, defi­nendolo così, rischio almeno in parte il fraintendimento. Di­ciamo allora che è un supremo sforzo di conoscenza, uno sforzo prometeico (per l’intensità e per il fine), come si coglie anche esplicitamente: «Sono riuscito a distillare / dal mio fe­gato eroso dai rapaci / il fuoco che ho consegnato / prima a me stesso per provarne / l’efficacia poi agli uomini». Uno sforzo di auto-riconoscimento di sé come “io cosmico” dell’uomo-Dio…

**

Alcuni brani poetici.

 

Anche le diramazioni dell’acqua

soggiacciono al caso che è sempre l’ordine

del cuore. Da questo ultimo

vincolo terreno libero il resto

del mio corpo che già

volteggia verso l’alto

grazie a un cielo che mi giunge in aiuto

in un momento di sfondato

cristallino, vengo attirato

nella pace di un vortice

protetto mentre tutto si distrugge,

nemmeno una forma mi tiene a bada

uguale in ogni punto dello

spazio sono indifferenziato.

 

**

Tutto muta per non morire

restare uguale a se stesso, non so

quanto peso debbano sostenere

le mie spalle per innescare

una scintilla d’assoluto

accumulando le scorie di corpi

che si strofinano tra loro.

Questa notte il cielo è tenuto

più in alto dal mio silenzio, ancora

mi contiene, intinge in me i suoi

villi, scrive parole

che mi chiedono sangue

da innestare nelle sue zone

d’ombra, basta il mio corpo

con le sue parti più volatili

a spiegare il mondo o a occultarlo.

 

**

 

Tra tutte le ossa sparse

nel tempo a far bella figura

di un’epoca felice

i denti sono quelle

che mostrano più versatilità,

strumenti che lacerano

strappano ricompongono

diatribe, anche nella mia morte sono

modelli per bocche da ricostruire

verso una riabilitazione

al cibo solido, tritati

incorporati al vomere in

polvere diamantata arrossano

terra e cielo, diventano

subito seme di Dio in ogni affondo.

 

**

Questo suono prova fossile del

mondo che mi spiaggia davanti

che mi dà il cambio per

proseguire nella mia voce

mi fa vibrare esce dalle mie labbra,

non so da dove giunga

da dentro o da fuori oppure è il senso

della loro fusione. Non

perdo tensione l’atmosfera

non mi rallenta mi attraversa,

anche il mio corpo si diffonde

con questo verso che mi riempie

la bocca, lo rilancio

ancora più lontano

a scuotere le mie vite passate

dal loro torpore iniziate

in altri luoghi per

rifluire sotto lo stesso cielo.

 

 

L’ARCOLAIO RIPRENDE LE PUBBLICAZIONI. INIZIAMO CON “A CAPRICCIO” DI ANDREA DI SILVANA.

Lascia un commento

 

 

Dopo quattro mesi di blocco totale, la nostra casa editrice riprende le sue pubblicazioni. Ci auguriamo una ripresa certa. Il colpo è stato notevole, ma non ci scoraggiamo. L’estate di quest’anno sarà una stagione attiva anche in campo editoriale; usciranno libri interessanti che in genere dovrebbero uscire nel periodo autunno-inverno. Vi faremo compagnia anche durante le vacanze, ovunque voi andiate.

Tocca dare la stura a questo secondo tempo dell’anno al torinese Andrea Di Silvana, che con L’arcolaio è alla sua seconda prova “A capriccio – monologo in frasi-versi). Il suo è un dettato molto introspettivo, apparentemente vicino a un Io intimo, ma in realtà ancora più vicino a un discorso proiettato verso l’esterno, in un sentimento che tutti noi interpretiamo come oggetto peculiare della nostra esistenza. Un diario poetico inteso come un brogliaccio dalla voce umana e cordiale, forse malinconico ma anche energetico, verso una nuova soluzione di vita.

 

Buona lettura e ben ritrovati!

Alcuni testi tratto da “A capriccio”.

 

1

 

 Non ho une petite musique

         pour faire danser la vie

nemmeno oso paragonarmi

al grande Céline

 

poco da offrire dunque

 

ma fate finta di essere in un bar

in periferia

con uno sconosciuto

un po’ buffo

che sta vuotando il sacco

 

qualcosa del contenuto

potrà

forse

interessarvi.

 

**

 

6

 

 L’objet trouvé non è solo

di certi artisti francesi

 

ma di tutti

 

e troviamo

noi troviamo

 

come quella volta

Silvana e io

 

quel primo dell’anno

quel bel carboncino

appoggiato al cassonetto

 

l’omino che si porta dietro la città.

**

16

 

 Giornaletto rovinato dalla pioggia

sul ciglio della strada

 

un tempo sarebbe stato

un porno

 

oggi no

oggi la vita stessa è porno

 

o meglio

voyeuristica

 

voglio dire

apparteniamo a un tempo

in cui

si osserva vivere

si vive poco

 

un modo per non prendere

malattie

morali o mortali

 

profilattico che rende

virtuali.

 

**

19

 

 Lo scrittore gallese

Caradog Prichard

ha scritto un romanzo così

buttando nel sacco

 

e certa immondizia

è così

interessante

 

conosco questo autore

perché l’ho tradotto

con Silvana

 

Una notte di luna piena

Edizioni Mobydick

 

autore defunto

editore defunto

 

anche Silvana

 

in bandella

ho scritto

è una prima stesura

         di getto

un liberarsi di una parte

         di sé stessi

un mollare la zavorra

per salire in alto

         più leggeri

capaci di vedersi

come interiora sparse

e specchiati nel proprio mondo

         ma in piccolo

nella pagina

nella finzione

         in fondo rassicurante

della letteratura

cogliendo

         ogni cosa

con uno sguardo

 

una brutta copia

         insomma

geniale

 

intanto io cammino

e sono pittore

di nuovo

 

il guscio di una vecchia FIAT 1100 H

forse celeste

 

tetti verdi

come di plastica (forse di plastica)

 

una casa gialla

 

pittore dicevo

ma di paesaggi anemici

alla Schifano.

 

**

31

 

 Ecco l’antica cascina

l’odore di campagna

di stalla

 

un rametto che spunta

incongruo

tra muro e asfalto

 

lui e la sua ombra

 

e una doppia fila

d’ombre

ripetono il guardrail

sull’asfalto

 

e due frammenti

di vetro

come pezzi di ghiaccio

 

sembra che si sciolgano

sul ciglio della strada.

 

Andrea BianchiA capriccio (monologhi in frasi-versi) L’arcolaio / Quaderni&Immagini, collana diretta da Maurizio Bacchilega – 2020.

Andrea Di Silvana (pseudonimo di Andrea Bianchi) è nato nel 1960 a Torino, dove vive. Libri di recente pubblicazione: Soltanto uno scherzo (romanzo breve – Società Editrice “Il Ponte Vecchio” 2017), I lupi non deludono mai (racconti – Società Editrice “Il Ponte Vecchio” 2018), Uomo di Carbone (poesie – L’Arcolaio 2018) e Uomini a margine (racconti – Società Editrice “Il Ponte Vecchio” 2019). Con la moglie Silvana, dal 1997 al 2013, si è dedicato alla traduzione di opere della letteratura gallese (narrativa e poesia) e, per un editore gallese, di antologie di poeti appartenenti alle minoranze linguistiche italiane, tra cui Poets from Romagna, pubblicato nel 2013 a cura di Giuseppe Bellosi.

 

 

 

 

 

 

DAL 16 AL 24 MAGGIO PROSSIMI L’ARCOLAIO PARTECIPERA’ A ITALIA BOOK FESTIVAL – UN SALONE DEL LIBRO DELLE PICCOLE E MEDIE CASE EDITRICI TUTTO ON-LINE.

Lascia un commento

via DAL 16 AL 24 MAGGIO PROSSIMI L’ARCOLAIO PARTECIPERA’ A ITALIA BOOK FESTIVAL – UN SALONE DEL LIBRO DELLE PICCOLE E MEDIE CASE EDITRICI TUTTO ON-LINE.

DAL 16 AL 24 MAGGIO PROSSIMI L’ARCOLAIO PARTECIPERA’ A ITALIA BOOK FESTIVAL – UN SALONE DEL LIBRO DELLE PICCOLE E MEDIE CASE EDITRICI TUTTO ON-LINE.

Lascia un commento

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ilprezzodellasposa

 

Siamo lieti di annunciarvi la nostra partecipazione a ITALIA BOOK FESTIVAL, un salone virtuale del libro che si svolgerà dal 16 al 24 di questo mese. Saranno presenti circa ottanta realtà editoriali di tutta Italia. Il visitatore potrà entrare senza affrontare spese e percorrere strade e luoghi intitolati a famosi scrittori. Potrà inoltre sfogliare i volumi e acquistare quelli che desteranno il suo interesse. Ogni casa editrice avrà il proprio stand  e sarà disposta in un particolare salone. L’arcolaio avrà il suo angolo nello spazio intitolato Sepulveda.

Vi aspettiamo numerosi.

 

TUTTI A ITALIAN BOOK FESTIVAL, ALLORA!

https://www.italiabookfestival.it/

CHIARA BISSI INTERVISTA CAROLINA CARLONE SUL SUO LIBRO “VARIAZIONI NEL CLIMA” E SULLA VITTORIA AL PREMIO MARIO LUZI.

Lascia un commento

 

 

CAROLINA CARLONE INTERVISTATA DA CHIARA BISSI

Articolo tratto da IL CORRIERE DI ROMAGNA

“I LIBRI? SONO MESSAGGI IN BOTTIGLIA, NON SAI MAI DOVE ARRIVERANNO”

Carolina Carlone ha vinto il premio Mario Luzi per la poesia edita con il volume Variazioni nel clima, pubblicato da L’arcolaio. In tempi di emergenza Covid-19 le buone notizie in ambito culturale scarseggiano tra manifestazioni annullate, teatri e biblioteche chiuse.

Dalla poesia, la più schiva delle arti, arriva un riconoscimento a un’autrice ravennate altrettanto schiva che ha saputo leggere con costanza il proprio tempo raccogliendo il riconoscimento della critica nazionale e degli autori romagnoli che come lei sono considerati tra le più alte e intense voci del Paese.

 

La dedica a ALPI e HROVATIN

 

Gli interventi del poeta Luciano Benini Sforza, di Mariangela Gritta Grainer, anima della Fondazione Ilaria Alpi, e del giornalista Nevio Casadio incorniciano la raccolta che nella sua parte iniziale ha una dedica all’esperienza umana e professionale di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, giornalisti uccisi in Somalia nel 1994 e assegna al giornalismo di guerra e all’inesausta ricerca della verità un posto speciale fra le pagine e i versi.

 

L’AUTRICE

 

Laureata in Storia contemporanea, docente della scuola primaria con una lunga esperienza in progetti dedicati ai linguaggi digitali e alla divulgazione del progetto CorpoGiochi con la coreografa Monica Francia. Carolina Carlone nasce nel 1964 a Ravenna, dove vive e lavora. Esordisce in poesia nel 1999 pubblicando in seguito diverse raccolte.

 

Carlone, come è nata questa vittoria?

 

«È stata una bella sorpresa, il premio Luzi è l’unico che la famiglia riconosce e ha il patrocinio del Presidente della Repubblica e del Senato. Ho mandato il volume perché volevo che una giuria qualificata lo leggesse, non pensavo alla vittoria. I libri sono come messaggio in bottiglia non sai mai dove arriveranno. Un bel riconoscimento dopo la menzione al premio Montano della rivista Anterem e il piazzamento del premio Prato».

 

E nel viaggio la raccolta ha incontrato la Fondazione Ilaria Alpi e Mariangela Gritta Grainer. Tra i versi più potenti si legge: «Non si fermeranno davanti a un corpo che trema / non davanti a una preghiera / Siamo già papaveri / gettati a bocconi / dentro il fosso».

 

«Quando ancora la mamma di Ilaria era in vita – spiega Carlone – ho cercato un contatto perché la famiglia potesse averlo come un gesto di affetto e omaggio a una persona morta giovanissima, Mariangela si è fatta veicolo di questo e colpita dal libro mi ha regalato la postfazione nella quale viene riconosciuto un filo che lega i martiri della verità, dell’informazione e del giornalismo, personaggi simbolo come i reporter che per dare testimonianza di quello che accade rischiano la vita e ce la lasciano. L’immagine del reporter come immagine iconica del nostro tempo riappare più volte nel volume. Non ho avuto un contatto diretto ma so che è arrivato alla madre. A me interessava raccontare un punto di verità, ricordare una vicenda per la quale non si è ottenuto giustizia. Considero il reporter un punto di sguardo su un mondo cangiante, spesso inquietante e disumano».

***

«Salirò su un’incudine / mi farò ferro e martello / per forgiare / anche una parola / che suoni d’umano» si legge nella lirica Ancora una parola. Dopo le belle recensioni di Nevio Spadoni e Jean Soldini sulla rivista Cenobio, il volume prosegue il proprio percorso fuori dai rituali reiterati delle presentazioni pubbliche, testimone dell’impegno civile e della sensibilità dell’autrice verso la natura e gli elementi che ci circondano possenti nonostante le ferite imposte dal genere umano.

 

Chiara Bissi

ROSANNA CRUCITTI PARLA DELL’ULTIMO LIBRO DI GLORIANA VENTURINI: “BOTTONI DI MADREPERLA”.

Lascia un commento

 

GLORIANA VENTURINI HA RICEVUTO UNA MENZIONE D’ONORE AL PREMIO ALDA MERINI 2020

 

Bottoni di madreperla di Gloriana Venturini

Recensione di Rosanna Crucitti

 

Bottoni di madreperla: il tesoro di una scatola con cui gioca una bambina, ma anche l’iridescenza di essenze marine che custodiscono segreti di vita e di amore.

Libro di memorie, di malinconie, di contraddizioni e di   misteri, che affonda in una realtà storica difficile, come quella fra le due guerre, e in un contesto naturale accidentato , come quello del Carso, formato dalla dispersione , per mano del diavolo, dei sassi portati dall’ Arcangelo Gabriele, sferzato da una bora impietosa, un tempo donna innamorata che ora e sempre vendica col suo arrivo la morte violenta dell’ .amato, ma paesaggio che si tempera nella bellezza del mare increspato fra le isole dalmate.

Sorta di dialogo fra Diana, etimologicamente simbolo di luce, e Morana, nome che evoca oscurità , mistero e…morte. Diana racconta, ma non di sé, delle storie dei valligiani sepolti nel piccolo cimitero di un paesino carsico. Storie semplici, ma mai banali, di donne che vivono modestamente, silenziose e sottomesse ai mariti quasi sempre violenti per l’assuefazione al vino, spesso lasciate sole dalle guerre che portano lontano i capifamiglia.

All’insoddisfazione economica sembra dare riscatto l’amore fisico; ma non è così, quasi sempre il sesso è mortificato, martoriato, soprattutto quando è usato come mezzo di riscatto sociale. L’amore, strumento di dolore, domina fino alla conclusione del romanzo, quando Diana ha finito di raccontarsi. La scatola dei bottoni si chiude.

Ricco di echi culturali, etimologie, leggende struggenti come la storia di Lhorona, la Dama Bianca di Rilke, i racconti dei valligiani che parlano di Vento, Diavoli, Streghe. Da leggere fino alla fine, per assaporarne la sensibilità femminile, le idilliache descrizioni dei paesaggi e scoprirne una inaspettata soluzione.

 

Rosanna Crucitti

GIUSI DRAGO RECENSISCE L’ULTIMO LIBRO DI VITTORIANO MASCIULLO: “DICEMBRE DALL’ALTO”.

Lascia un commento

via GIUSI DRAGO RECENSISCE L’ULTIMO LIBRO DI VITTORIANO MASCIULLO: “DICEMBRE DALL’ALTO”.

Older Entries